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Così chiamato per le sensazioni che può dare sulle acque
mosse dei fiumi e in qualche caso del mare. Si pratica su piccoli kayak che
vanno dal metro e novanta, nei casi più estremi, fino alle più comuni e
facili che arrivano fino a due metri e sessanta circa e in qualche caso
anche di più.
Secondo qualcuno non ha niente a che fare con il kayak classico
inventato dagli eskimesi per procurarsi il pesce o per potersi spostare, ed attualmente
usato nella sua evoluzione moderna per fare piccole e grandi
escursioni in mare aperto o nei laghi.
Per un normale canoista è molto semplice iniziare ad andare su un Rodeo,
non cambia tanto, l’unica differenza è che tende a girare su stesso molto di
più di una normale kayak di dimensioni maggiori ed ovviamente data la sua
piccola stazza è anche molto più lento. In compenso permette evoluzioni
veramente spettacolari e divertenti tanto da divertire sia chi sta dentro il
kayak sia chi sta fuori a vedere.
Nato per scendere i fiumi generalmente è costruito con materiali molto
resistenti per sopportare gli urti più violenti, pozzetto largo per
facilitare al massimo un eventuale uscita di emergenza dalla barca, maniglie
in prua e poppa ed una serie di regolazioni interne che permettono al
canoista esigente di adattare il proprio kayak a se stesso come se fosse un
guanto.
Per potersi divertire su
un Rodeo basta poco:
-Un kayak da Rodeo
-Una pagaia doppia specifica (più corta delle comuni pagaie )
-Un salvagente adeguato al proprio peso
-Casco più o meno protettivo in base a ciò che si deve fare
-Un paraspruzzi di buona qualità
-saper fare l’eskimo, non indispensabile ma evita di tornare a terra ogni
volta.
Detto ciò l’ultima cosa che ci rimane da fare e quella di metterci in
acqua (sempre in compagnia di almeno una persona pratica). Inizialmente su
acqua piatta poi man mano che si diventa pratici si passa a situazioni più
divertenti ma al tempo stesso più pericolose e difficili.
Soprattutto nei fiumi non basta essere dei buoni canoisti per poter iniziare
un esperienza fluviale da autodidatti, fatto dovuto dalle mille sorprese che
un fiume ci può riservare dietro ogni angolo.
Dobbiamo studiarlo con molta attenzione prima di affrontarlo in kayak.
In mare le cose cambiano. Sicuramente la prudenza in kayak non è mai troppa, ma se si sa andare bene in
kayak, si è in compagnia, si è a conoscenza di
fondale ed eventuali correnti dello spot in cui si vuole entrare, la
componente di rischio “non calcolabile” in mare è sicuramente inferiore di
quella del fiume. La tecnica per surfare è semplice, è la stessa che
utilizzano i surfer sulle tavole, basta aspettare un onda e poi iniziare a
pagaiare poco prima che arrivi dietro di noi.
Alessandro Gaudino
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