rodeo

 

 

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Clicca per vedere la foto più grande, Alex a Chia Aprile 2004Così chiamato per le sensazioni che può dare sulle acque mosse dei fiumi e in qualche caso del mare. Si pratica su piccoli kayak che vanno dal metro e novanta, nei casi più estremi, fino alle più comuni e facili che arrivano fino a due metri e sessanta circa e in qualche caso anche di più.
Secondo qualcuno non ha niente a che fare con il kayak classico  inventato dagli eskimesi per procurarsi il pesce o per potersi spostare, ed attualmente usato nella sua evoluzione moderna per fare piccole e grandi escursioni in mare aperto o nei laghi.Clicca per vedere la foto più grande, Alex al Poetto, mareggiata 2002
Per un normale canoista è molto semplice iniziare ad andare su un Rodeo, non cambia tanto, l’unica differenza è che tende a girare su stesso molto di più di una normale kayak di dimensioni maggiori ed ovviamente data la sua piccola stazza è anche molto più lento. In compenso permette evoluzioni veramente spettacolari e divertenti tanto da divertire sia chi sta dentro il kayak sia chi sta fuori a vedere.
 

Nato per scendere i fiumi generalmente è costruito con materiali molto resistenti per sopportare gli urti più violenti, pozzetto largo per facilitare al massimo un eventuale uscita di emergenza dalla barca, maniglie in prua e poppa ed una serie di regolazioni interne che permettono al canoista esigente di adattare il proprio kayak a se stesso come se fosse un guanto.
Clicca per vedere la foto più grande, Alex a Chia aprile 2004Per potersi divertire su un Rodeo basta poco:
-Un kayak da Rodeo
-Una pagaia doppia specifica (più corta delle comuni pagaie )
-Un salvagente adeguato al proprio peso
-Casco più o meno protettivo in base a ciò che si deve fare
-Un paraspruzzi di buona qualità
-saper fare l’eskimo, non indispensabile ma evita di tornare a terra ogni volta.

Detto ciò l’ultima cosa che ci rimane da fare e quella di metterciClicca per vedere la foto più grande, Funtanammare novembre 2003 in acqua (sempre in compagnia di almeno una persona pratica). Inizialmente su acqua piatta poi man mano che si diventa pratici si passa a situazioni più divertenti ma al tempo stesso più pericolose e difficili.
Soprattutto nei fiumi non basta essere dei buoni canoisti per poter iniziare un esperienza fluviale da autodidatti, fatto dovuto dalle mille sorprese che un fiume ci può riservare dietro ogni angolo.
Dobbiamo studiarlo con molta attenzione prima di affrontarlo in kayak.
In mare le cose cambiano. Sicuramente la prudenza in kayak non è mai troppa, ma se si sa andare bene in kayak, si è in compagnia, si è a conoscenza di fondale ed eventuali correnti dello spot in cui si vuole entrare, la componente di rischio “non calcolabile” in mare è sicuramente inferiore di quella del fiume. La tecnica per surfare è semplice, è la stessa che utilizzano i surfer sulle tavole, basta aspettare un onda e poi iniziare a pagaiare poco prima che arrivi dietro di noi.
Alessandro Gaudino

 

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Questa pagina è stata aggiornata: lunedì, 27 ottobre 2008